Sfida di Scrittura: L’Unico Papa

Ok, questa volta mi è stata davvero proposta una sfida difficile. Non voglio abbassare le aspettative per ciò che andrete a leggere ma come capirete leggendo le specifiche (che riporto sempre in basso per non spoilerare ai lettori il contenuto della storia), capirete il perché di questa storia.

Naturalmente io vedo sempre queste sfide come una possibilità, aggiungendoci un messaggio che molti potrebbero non vedere, spero che nessuno si offenda per quanto è stato scritto.

Questa volta non c’è un top donator. Dato che non c’è stata alcuna donazione ieri sera in live, ho deciso di dare a tre miei follower la possibilità di dirmi, uno a testa, uno dei tre elementi della storia (protagonista, ambientazione e genere).

Ed ecco cosa ne è venuto fuori 😛

Buona lettura!

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Buio. Gli occhi non funzionavano, serrati come erano. Provò ad aprirli appena e la luce li ferì costringendolo alla ritirata.

Sentiva le braccia pesanti lungo ai fianchi, ricoperte ancora degli abiti bianchi che aveva indossato fino a pochi momenti prima. L’odore di terra gli riempiva i polmoni mentre se ne stava con il viso schiacciato contro la polvere.

Non sentiva dolore, non era caduto. Era come se si fosse ritrovato dall’essere in piedi all’essere a terra, senza che ci fosse alcun movimento tra le due posizioni.

Sentì i raggi del sole bruciargli la nuca e si costrinse a ruotare sul posto, per spostare il naso dal terriccio e per bearsi della luce divina che lo stava cullando così dolcemente.

Dopo quella che gli sembrò un’eternità, provò a sollevarsi a sedere, nascondendo la testa nel piccolo mantellino candido che gli ricopriva le spalle. Qui, al riparo dalla luce, provò nuovamente ad aprire gli occhi e fu felice di scoprire che ci vedeva.

Mentre si abituava al ritorno di quel suo senso, studiò l’anello che si trovava al suo anulare, con l’oro che luccicava appena nell’oscurità. Gliel’avevano donato quando era divenuto Papa, assieme al nome Francesco.

Quando pensò di essere pronto a fare un nuovo tentativo, sollevò appena la testa e si voltò lontano dalla luce. Una candore luminoso quasi quanto quello del sole lo colpì e gli fece socchiudere gli occhi e gli ci volle qualche secondo per capire che stava osservando un muro.

Un’immensa cinta muraria, bianca come la neve, alta e inaccessibile.

Cercò con uno sguardo un cancello ma non lo vide: la cinta si estendeva in lontananza, come se continuasse all’infinito.

Jorge non dovette neanche porsi la domanda: sapeva benissimo cosa stava osservando. Era al cospetto delle porte del Paradiso e presto sarebbe arrivato San Pietro ad aprirgli la via per ricongiungersi al Padre Onnipotente.

Proprio mentre voltava lo sguardo verso est alla ricerca della sacra figura, vide un puntino nero avvicinarsi correndo lungo le mura.

Strizzò gli occhi e portò una mano alla fronte per schermarsi dal sole e cercò di capire chi fosse.

Sembrava un piccolo uomo a cavallo, solo che la bestia cavalcava in maniera scomposta, come se si muovesse più a balzi che al trotto.

Lo osservò per qualche secondo, poi quando fu abbastanza, troppo vicino, si rese conto che quell’essere non era né un uomo né un cavallo.

Troppo basso, troppo verde e troppo animalesco per essere un umano, aveva un’armatura fatta di metallo e ossa, il volto dipinto con una mano bianca sopra le zanne scoperte e una spada seghettata nella mano.

Sotto di lui c’era una bestia strana, a metà tra un lupo e una iena, ma più grande, che lanciava ululati più simili a grida.

Jorge si guardò attorno spaventato, cercando un posto dove nascondersi ma non vide niente del genere e solo allora notò il piccolo tubo di metallo che aveva attaccato al fianco.

Ormai l’uomo bestia era vicinissimo, Jorge prese il tubo e notò che aveva un pulsante.

Nel massimo della sua disperazione, pregando Dio perché funzionasse, puntò l’oggetto contro il mostro, chiuse gli occhi e lo premette. Sentì un suono ronzante riempire l’aria e si azzardò ad aprire gli occhi.

La bestia era ferma a non più di due metri da lui e sul suo volto, che fino a un attimo prima aveva trasmesso solo brutalità, ora c’era un sentimento inconfondibile: paura.

Il tubo tra le sue mani aveva gettato in avanti un fascio di luce colorata di blu, simile a una luce al neon dei negozi, e la bestia sembrava terrorizzata da quanto aveva visto.

Prima che lui potesse dire o fare qualsiasi cosa, quella fece dietrofront e corse lontana dalle mura, sparendo nella radura.

Jorge si passò quell’oggetto da una mano all’altra e infine provò a infilarne la punta nel terreno. La terra cominciò a fumare e capì che forse non era il caso di toccarla con mano.

Premette nuovamente il pulsante e la lama incandescente sparì.

Tutto quello non aveva senso, il Paradiso non era come se lo era immaginato. Forse quella era una manifestazione di Lucifero, pronto a carpirlo prima che oltrepassasse le porte della Salvezza! Ma certo! E quella specie di spada era la manifestazione della sua fede.

Cominciò a camminare vicino le mura, ben deciso a trovare la porta di ingresso.

Continuò ad avanzare per venti minuti, finché non vide un enorme cancello di pietra e metallo che separava le due sezioni della cinta muraria. Si avvicinò e si sentì minuscolo nel trovarsi al suo cospetto.

“Dì amico ed entrate” disse una voce cavernosa dalla sommità delle mura.

“Amico.”

“Ok, entra.”

E le porte si spalancarono di fronte a lui.

Appena entrò, prima ancora che potesse godersi la bellezza della città bianca che si parava di fronte a lui, sentì un grido attraversare le strade.

“È morto! È MORTO!”

Jorge si girò e vide un uomo a terra, in una pozza di sangue.

“Ma che è successo?” chiese lui.

“È morto!”

“Sì, signora, questo lo vedo. Volevo dire come è successo?”

“È morto!” disse lei con gli occhi a fessura, simile a un serpente.

“Ma non mi capisce quando parlo? Chi è stato?”

“È morto!” disse con la lingua che saettava tra le labbra.

E all’improvviso lui sentì una rabbia irragionevole montargli dentro. Una di quelle rabbie che può nascere solo da un autore che non sa più come continuare un racconto perché i suoi lettori gli hanno dato delle specifiche assurde e lui li odia tutti profondamente.

Tirò fuori la spada laser (perché intanto aveva capito cosa fosse, voglio dire, chi è che non ha mai guardato Star Wars) e in un unico momento armonioso tagliò la testa al serpente.

Il rumore della spada non superò quello della folla che combatteva, il ruggito dei giganti o quello del venditore di cocco che gridava sulla spiaggia. Ma attirò comunque lo sguardo di tutti i passanti, mentre il corpo del serpente cadeva a terra.

“Questo non è il paradiso!” gridò lui, voltandosi verso le guardie che erano arrivate, attirate dalle grida della donna/serpente. “Che sia l’Inferno, allora!”

E cominciò a mulinare la spada, tranciando braccia e gambe, le spade di metallo che non potevano nulla al suo passaggio, le guardie cadevano come spighe di grano sotto la falce.

“Fermo!” gridò una voce imponente e Jorge si girò.

“Chi sei tu che porti morte nella Città Bianca?” chiese il nuovo arrivato. Era alto, con capelli e barba bianca.

Gli occhi dell’uomo si riempirono di lacrime e si inginocchiò al suo cospetto.

“Dio!”

Quello fece una faccia esasperata e gridò: “Signore, ti sembro forse Dio? Ho il triangolo con l’occhio? Il coro di angeli? No! C’è quel gran simpaticone dell’Arcangelo Gabriele? NO!”

“Ma allora chi sei?” chiese lui, alzandosi nuovamente, mentre il bidello puliva il sangue da terra gridando contro i ragazzini.

“Io sono Gandalf e arrivo da te al mutare della marea”

“Eh?”

“Vuol dire “moviti che c’ho fretta”, dai!”

E partirono verso l’orizzonte.

FINE

Ah no, deve essere noir. Merda.

Ok.

Era una notte buia e tempestosa, l’acqua lavava via il fango dalle strade senza riuscire ad intaccare minimamente la lordura che si annidava dentro le persone.

Jorge si guardò attorno e disse: “Dove cazzo sono? Dov’è Gandalf?”

Ma nessuno lo sentì, perché fa comodo all’autore.

Si voltò verso la via più interna e vide un uomo che veniva accoltellato.

“Sei stato tu!” gridò un poliziotto accorso sulla scena.

“Ma no, che dice?” protestò Jorge.

“Sei stato tu!” ripeté l’altro, perché nel noir il protagonista è perseguitato dal sistema.

“Piove, governo ladro!” esclamò Jorge verso il cielo, con la mano stretta a pugno sotto la pioggia.

FINE

No, aspetta, non c’è un vero finale. Torniamo nella Terra di Mezzo.

“Dove siamo?” chiese Jorge a Gandalf.

“Siamo alle pendici di Monte Fato, ora tu vai lassù e uccidi il Signore Oscuro!”

“Perché dovrei farlo?” chiese l’altro e poi aggiunse: “E perché sono fradicio?”

“Tranquillo, lassù ti asciughi agile.” lo rassicurò Gandalf e tirò fuori un tablet. “E devi farlo perché c’è scritto qui…” disse indicando questo racconto su Wattpad.

Spinto avanti a una velocità incredibile giustificata solo dal fatto che il tempo scarseggia e che dopo questo racconto l’autore dovrà mettersi a lavorare, Jorge si ritrovò in cima al vulcano, dove l’Oscuro Signore lo stava aspettando con una spada laser rossa (perché è cattivo).

“Perirai, tu hai ucciso mio padre!” gridò Jorge cadendo in avanti e rimanendo attaccato al bordo del burrone solo con una mano.

“Ti zbagli!”disse una voce con un pesante accento tedesco. Da sotto le vesti oscure apparve il volto di Papa Ratzinger che disse: “Io zono tuo padre! Il Zanto Padre, in effetti…”

“NOOOOOOOOOOOO” gridò l’autore quando concluse questa storia, perdendo ogni credibilità nel mondo della scrittura.

FINE.

***

Ok, ho fallito questa prova, va bene?

E ne sono fiero, ti dico. Fiero.

Che cosa mi faranno? CHE COSA MI FARANNO?

Al prossimo racconto.

Specifiche di questo:

Un noir con Papa Francesco con le spade laser e la voglia di uccidere nella Terra di Mezzo.