È giusto protestare per George Floyd? #BlackLivesMatter

Negli ultimi giorni, questo blog è stato la mia oasi di pace. Mi sono occupato (con scarso successo, devo dire) di portare online questo sito, cosa che rimandavo da mesi.

L’ho fatto perché avevo bisogno di allontanarmi per un po’ di tempo dai social, dove la gente rivela spesso la propria incapacità di portare avanti una discussione senza assomigliare a una bestia idrofoba con la bava alla bocca.

Dopo questo periodo di latitanza, però, è arrivato il momento di fare la mia parte, sempre nel mio piccolo.

Ci avevo già messo la faccia, come si suol dire, con un video uscito la settimana scorsa in cui parlavo del caso di George Floyd e di una mia personale esperienza negativa, collegando il tutto a un discorso più generale sull’importanza dell’empatia e di mettersi nei panni degli altri.

Se ti interessa, ti lascio il video qui .

Ho girato questo video pochi giorni dopo la morte di George Floyd e nel periodo successivo ho assistito all’aumento delle proteste e lo schieramento da una parte e dall’altra di persone comuni e famose.

Ho trovato particolarmente toccante l’intervento di Humans of New York, che vi invito a leggere nella sua personale pagina Facebook.

Anche nel mio gruppo Telegram sono scoppiate delle discussioni che ho accolto con gioia, in quanto da uno scambio di opinioni (soprattutto se queste divergono) c’è sempre la possibilità di crescita. Purtroppo ho constatato che spesso alcune posizioni che vengono prese si basano su delle premesse sbagliate o incorrette.

Per questo motivo ho deciso di scrivere questo articolo: così da rispondere ai punti che vengono portati con maggior frequenza all’attenzione della gente in questo periodo con la mia personale opinione. Non pretendo di avere la verità in tasca, sia chiaro, ma forse posso aiutare a fare luce su alcune tematiche e far partire una discussione civile, una volta tanto.

Parliamo quindi di questo caso, ancora una volta.

Cosa è successo a George Floyd?

Il 25 maggio 2020 moriva George Floyd dopo essere stato fermato dalla Polizia con l’accusa di essere in possesso di una banconota fasulla con cui aveva pagato delle sigarette. A seguito della segnalazione Floyd viene arrestato e dopo delle difficoltà nel caricarlo in macchina (si parla di claustrofobia in alcuni rapporti) viene fatto sdraiare a terra mentre i poliziotti lo tengono immobilizzato.

Il video che girerà tutto il mondo riprende uno dei poliziotti tenere il ginocchio sul collo di George, che intanto chiede aiuto perché non riesce a respirare. All’arrivo dei paramedici che lo condurranno in ospedale, George è privo di sensi mentre il ginocchio dell’agente continua a rimanere sul suo collo. In ospedale verrà dichiarato morto.

Questo fatto di cronaca nera ha fatto scoppiare manifestazioni e rivolte in tutta l’America e ha sensibilizzato persone di tutto il mondo sulla disparità di trattamento da parte delle forze dell’ordine nei confronti delle persone di colore. Naturalmente assieme al sostegno è salito anche un movimento avverso che si muove in direzione opposta, negando questa disparità e criticando aspramente le rivolte e i saccheggi avvenuti nei giorni successivi.

Chiaramente il mondo non è né bianco né nero e la capacità di discutere ci dovrebbe permettere di comprendere e migliorare la nostra percezione della realtà. Così come appare evidente dal video che ho pubblicato, anche io ho promosso l’iniziativa #BlackLivesMatter e continuo a farlo, ma piuttosto che accusare gli altri di essere dei mostri se non sono d’accordo con me, proverò invece a rispondere ad alcune delle critiche mosse contro questa iniziativa.

1. In America muoiono più bianchi che neri per mano della Polizia

Numericamente parlando è vero: nel 2017, ad esempio, sono morte 457 persone bianche contro le 223 di colore. Ma piuttosto che sminuire il valore delle proteste, secondo me non fa che confermare la brutalità della polizia.

Chiaro che il fenomeno degli abusi delle forze dell’ordine non sia legato solo agli afroamericani e neanche solo agli Stati Uniti (anche in Italia abbiamo i nostri tristi episodi) ma che una parte di questi possano avere una connotazione razziale è innegabile.

I numeri in sé non sono attendibili, inoltre, poiché è necessario tenere di conto di numerosi altri fattori: innanzitutto negli USA le persone bianche sono il 72.4% contro il 12.6% delle persone di colore. Chiaro quindi che, statisticamente, è più facile che a morire sia un bianco che un nero.

Inoltre dire che tra le persone di colore la criminalità è molto più alta non giustifica in alcun modo l’abuso di forza della Polizia, in quanto è importante ricordare che statisticamente le persone di colore vengono da un contesto sociale molto più povero rispetto ad altri, in cui è più facile essere spinti verso azioni criminali.

Questo vuol dire che tutti i neri sono criminali? Certamente no, così come non tutti i poliziotti sono bastardi razzisti, ma così come è necessario non fare assolutismi in un senso, così è importante non farlo anche nell’altro (tipo nel dire che si è sempre dalla parte delle forze dell’ordine, come se fossero scevre da problematiche).

In conclusione, discorsi del tipo: “Muoiono più bianchi che neri eppure siete gli unici che si lamentano…” non hanno senso perché si dovrebbe sempre protestare di fronte a un abuso, a prescindere del colore della pelle di chi lo subisce. Se tu, bianco, non ti lamenti quando un altro bianco viene ucciso, questo dice molto di più su di te come persona.

2. Non combatto battaglie che non si possono vincere: mi preoccupo di ciò che tocca me o i miei cari.

Questo è un discorso che ho sentito in prima persona nel mio gruppo Telegram che ho linkato in precedenza. Questo tipo di mentalità è purtroppo molto diffusa ma, secondo me, ha due grossi problemi al suo interno.

Il primo è che non puoi sapere quale battaglia vale la pena combattere o meno basandoti sul risultato che può essere ottenuto: tutte le battaglie possono sembrare perse in partenza, ma la storia ci ha dimostrato molte volte di come l’azione di una singola persona possa motivare quelle attorno a lei e creare un effetto a catena.

Come diceva Will Turner nei Pirati dei Caraibi: “Nessuna causa è persa finché ci sarà un solo folle a combattere per essa.”

Il secondo punto è l’egoismo dietro al preoccuparsi solo dei propri problemi: chiaro che viviamo in un mondo in cui ci si può sentire facilmente soffocati se cominciamo a seguire tutte le problematiche presenti ovunque. Lo capisco.

Ma questo tipo di apatia è ciò che permette a determinati soprusi di andare avanti: come ho detto nel video, le cose cambiano solo quando si lotta per i diritti degli altri, non solo per i propri.

Se io sono un bianco, maschio ed etero (ad esempio) e godo di un certo privilegio, allora devo mettere la mia persona a disposizione di coloro che non ce l’hanno, così che non sia più considerato un privilegio ma un diritto.

Prendiamo 100 persone. Ognuna di esse subisce un torto e lotta contro il proprio torto. È sempre 1 contro un sistema che fa 100 torti e agisce indisturbato. Ma se ognuna di queste 100 persone lotta contro il proprio torto e quello degli altri, il sistema di ritroverà ad affrontare 100 persone unite e compatte.

3. Queste manifestazioni sono solo una scusa per saccheggiare i negozi

Quando il popolo si ribella, si scopre che il popolo è brutto. Perché in mezzo alle persone per bene ci sono anche ladri, assassini, stupratori e sono loro l’anima più nera che emerge con più forza durante un momento di crisi di questo tipo. Nessuno nega che ci siano queste persone, ma è importante ricordare che le manifestazioni non promuovono in alcun modo questo comportamento e che molto spesso sono gli stessi manifestanti a fermare i saccheggiatori.

Chiaro che è triste vedere tante piccole realtà commerciali che vengono distrutte durante la rivolta e che questo non sia una soluzione al problema, ma per questo è importante ricordare quanto può essere pericolosa e spaventosa una rivoluzione.

Ricordate anche che stiamo parlando degli Stati Uniti: se tutte le decine di migliaia di manifestanti fossero state violente e criminali, con la quantità di armi che girano ci sarebbe stata una carneficina negli ultimi giorni. A dimostrazione di come la maggior parte dei manifestanti è pacifica.

4. La Polizia fa bene a reagire con violenza contro i rivoltosi

Provo a mettermi nei panni dei poliziotti che devono gestire il casino che sta scoppiando in America in questo periodo: chiaro che durante una crisi di questo tipo è più facile commettere errori da entrambe le parti e che talvolta è necessario agire con forza di fronte a delle dimostrazioni di violenza da parte di alcuni manifestanti (se mi tiri una molotov, per dire, chiaro che debba reagire anche solo per proteggere gli altri).

Ma questo non giustifica in alcun modo l’abuso continuo a cui stiamo assistendo negli ultimi giorni: filmati stanno fioccando da tutte le parti in cui vengono mostrati ragazzini aggrediti, gente a cui vengono sparati i lacrimogeni o i proiettili di gomma (che ti possono comunque accecare) in casa e altre cose più o meno disgustose.

Così come non si deve giustificare coloro che approfittano nel periodo di tensione per rapinare negozi e svaligiare attività commerciali, così non si può in alcun modo tollerare questi abusi da parte delle forze dell’ordine che in alcuni momenti assomigliano un po’ troppo a quelli dei regimi dittatoriali.

5. Io sto con Trump: ci vuole il pugno di ferro contro questi criminali

Trump, con il suo account Twitter, è la cosa peggiore che poteva accadere durante una manifestazione diffusa come questa. I suoi commenti da adolescente che fa le bizze sono benzina su un fuoco che si sta ampliando sempre di più e manda messaggi sbagliati non solo ai manifestanti che possono reagire quindi con violenza, ma anche agli estremisti che lo seguono che si sentono così giustificati nello sparare sulla folla.

Donald Trump non è il sindaco di Buggiano, che ha un’influenza limitata, ma il presidente di uno dei paesi più potenti al mondo e lo specchio di una parte nutrita della sua popolazione che mi spaventa non poco, in un periodo come questo.

6. #BlackLivesMatter è un motto razzista: meglio #AllLivesMatter

Chiaro che la corrente di pensiero che dovremmo seguire è sempre quella di #AllLivesMatter, ma dato che in questo momento la protesta è nata a seguito di un episodio di abuso nei confronti di una persona afroamericana, è lecito utilizzare l’hashtag #BlackLivesMatter perché, purtroppo, la componente razziale gioca un ruolo in questi episodi.

Inoltre dire che #BlackLivesMatter (ovvero le Vite delle persone di Colore hanno un valore) non implica, automaticamente, che quelle dei bianchi o degli ispanici non lo abbiano.

#AllLivesMatter non dovrebbe essere utilizzato contro #BlackLivesMatter, ma al suo fianco contro gli abusi delle forze dell’ordine, avrebbe dovuto essere gridato molto tempo fa e non nascere semplicemente per criticare coloro che vogliono fare la differenza.

7. Questo è un problema americano, non italiano.

È necessario capire a cosa fa riferimento questa frase. Se parliamo della brutalità di alcuni elementi delle forze dell’ordine, purtroppo non è vero: in minor misura rispetto agli Stati Uniti, ma anche un caso sarebbe uno di troppo.

Se invece parliamo del razzismo, considerata la deriva che ha preso il paese negli ultimi anni, è innegabile che il razzismo giochi un ruolo fondamentale in Italia.

In mille e uno modi, purtroppo. Ovunque il nostro pensiero o le nostre azioni nei confronti di una persona siano condizionate dalla sua etnia o dal colore della sua pelle (o anche dal dialetto che parla, perché no), si parla di razzismo.

Se mi viene in mente altro, aggiungerò altri punti a questo elenco. Vi invito a commentare affinché possa esserci una discussione costruttiva ma di non offendere e/o attaccare in modo aggressivo nessuno.