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Un ghiacciolo ed una banca, grazie

È estate e, il weekend, si va al mare. Tutto costa. Onde e sabbia comprese. Il parcheggio in cui lasciamo la macchina. Quant’è? Un euro? Due? E i lettini e gli ombrelloni? Altro che euro. Bene, è ora che ne prendiamo atto: siamo una manica di incompetenti e sfigati. Perché, mentre spendiamo e spargiamo soldi qui e là, c’è chi con una monetina si compera una banca. E gli avanzano pure i centesimi per prendersene un’altra.

Il salvataggio delle due banche popolari del Veneto, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, da parte dello Stato italiano ci insegna una lezione che faremmo meglio a ricordarci per tanto, tantissimo tempo. Ovvero che no, i soldi per ridare un tetto alle persone le cui vite sono state distrutte da un terremoto non ci sono, ma i miliardi per mettere in sicurezza i pasticci compiuti dai vertici degli istituti di credito cadono come se piovessero.

Prima di tirare fuori la storiella de «l’alternativa era mettere in ginocchio le famiglie italiane» o di buttarla sul «è tutto populismo», facciamo un po’ di ordine e scindiamo le questioni. Un conto è l’obiettivo che si deve raggiungere. Un conto è il modo in cui lo si raggiunge. Se lavoro per una vita per comperarmi una Ferrari non c’è nessun problema. Ma se per avere una Ferrari prendo un piede di porco e rubo senza ritegno qualche problemino potrebbe sorgere.

Tutelare chi teneva i risparmi di una vita “al sicuro” dentro le suddette banche era doveroso e nessuno lo mette in dubbio. Il dubbio, semmai, è se veramente si doveva agire così, in questi termini e con queste tempistiche. Il problema delle banche popolari, venete e non, di sicuro non è nato ieri. Eppure, tra tentennamenti e continui rinvii, nessuno si è mai veramente messo in movimento per evitare la catastrofe. Fino ad arrivare ad oggi.

Banche spogliate della parte «marcia» e svendute sane, con lo stato che si accolla i problemi convertendoli in debito pubblico. Così il salvataggio ci è già costato almeno tre volte. I soldi che sono improvvisamente sbucati, col tetto (speriamo non solo momentaneo) di 17 miliardi. Il debito che questi genereranno, sulle spalle di contribuenti attuali e futuri. E l’enorme danno economico e sociale che questa storia ha creato e creerà.

Il tutto mentre non è chiaro se qualcuno pagherà per quanto accaduto. «È compito della magistratura trovare i colpevoli», tuona la maggioranza politica che sostiene il governo di Paolo Gentiloni, padre, assieme al ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, di questo attacco di genialità. La verità è che, anche ammettendo che a questo punto non ci fosse altra soluzione possibile, c’era tutto il tempo per trovare vie d’uscita migliori, capaci di limitare i danni o, quantomeno, evitare situazioni simili in futuro. Se non si fosse temporeggiato, se gli organi di controllo politici avessero fatto il loro lavoro, se il Parlamento si fosse interessato, parte del macello, con ogni probabilità, si sarebbe evitata.

Ma sporcarsi le mani non fa parte del modo moderno di fare politica. Meglio vivacchiare, galleggiando tra gli interessi particolari di taluni e le richieste del popolo, facendo finta di ascoltare tutti per rimandare in eterno. O almeno fino a quando la situazione non diventa così grave da giustificare qualsiasi azione, popolare o meno che sia. Tanto a pagare il prezzo mica sono i presidenti o i ministri. E, almeno fino ad ora, nemmeno gli strapagati vertici delle suddette banche. A saldare il conto, alla fine, saranno i cittadini. Quelli che, sicuramente, c’entrano meno di tutti e che, alla fine della storia, si portano a casa nulla o quasi. Cornuti e mazziati. Si dice così, no?

Ed ecco, quindi, che il problema non è tanto il salvataggio, ma la sua gestione. Il problema non sono i soldi che verranno spesi, ma il perché. Al servizio della collettività lavorano centinaia di professioni regolarmente pagati per individuare e percorrere le strade più favorevoli alla collettività. Veramente 17 miliardi di debito e un bel “tana libera tutti” a danno dei cittadini è il meglio che si poteva fare?

Lavoro come fotoreporter e collaboro con alcuni quotidiani. Nel tempo libero, oltre alla fotografia, mi occupo di attualità, con particolare attenzione alla cronaca politica. Raccontare, prima che un mestiere, è una passione.

Pubblicato il 27 giugno 2017

Fotografia di PeteLinforth tratta da pixelbay.com con licenza CC0 1.0

Il gruppo Intesa compera entrambe le banche per 1 euro

Inizia il processo nei confronti di Consoli, ex ad Veneto Banca

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