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L’arresto di un giornalista potrebbe sembrare un atto di una dittatura lontana , un fatto che non ci riguarda. Ma la detenzione di Gabriele Del Grande rientra in un percorso ben preciso del presidente Erdogan: il leader turco vuol dimostrare che chiunque racconti la verità può essere punito. Per giustificare tutto ciò i media turchi gridano a un presunto clima di delegittimazione nei confronti del Paese.

Nell’idea di Erdogan, la stampa libera che racconta la verità è pagata da qualche presunto nemico della Turchia per denigrare il Paese e screditare l’immagine del regime. Perciò, sempre nell’idea del regime, la censura diventa un atto legittimo che serve a preservare la sua immagine.

Gabriele non ha commesso alcun reato. La sua unica colpa è stato voler fare il suo lavoro in maniera esemplare: raccontare ciò che vedeva e di cui veniva a conoscenza. Diritto che dovrebbe essere garantito in qualsiasi democrazia.

L’arresto di Del Grande riguarda tutti noi, non tanto per la sua innocenza, ma perché la Turchia e la Russia sono sempre più spesso prese come esempio dalle nuove forze politiche populiste europee che inneggiano all’uomo forte. Anche i rapporti con la stampa vengo emulati. Quando queste forze politiche vengono attaccate dalla stampa, invece di risponde nel merito della questione, il tutto viene liquidato come un attacco dei poteri forti. Secondo i leader populisti c’è sempre un complotto di nemici più o meno immaginari che cercano di mettere il bastone tra le ruote: i poteri forti (così in generale), gli ebrei, i migranti, i massoni, la casta. In Europa non ci si è ancora arrivati, ma in Turchia come in Russia sono la giustificazione di molti arresti di giornalisti e politici dell’opposizione.

In Turchia, come in Russia, diritti che noi consideriamo scontati come quello della libertà di espressione o di religione non lo sono. Dettagli da buonisti, dirà qualcuno dalle nostre parti. In fondo cosa volete che sia sacrificare i propri diritti pur di avere sicurezza? Come se in Turchia e in Russia l’Isis non avesse compiuto attentati.

Queste tesi potreste associarle a qualsiasi leader populista e sareste più che credibili. Ecco perché la situazione di Gabriele riguarda tutti noi e difenderlo significa anche difendere la nostra libertà di espressione.

Studente alla facoltà di Economia dell'Università di Ferrara. Appassionato di politica, economia e sport.

Pubblicato il 23 aprile 2017

Fotografia di AWI tratta da wikipedia.org con licenza CC BY-SA 3.0

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