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Sempre meno contenuti, sempre più rumore

Snapchat è un’applicazione di messaggistica istantanea che permette di inviare foto e brevi video. I contenuti possono essere visti propri amici una sola volta, per un certo numero di secondi, per poi andare persi per sempre. L’applicazione è diventata subito virale tra i giovani a tal punto che tutti gli altri social network hanno emulato il servizio per restare al passo.

Ma Snapchat è anche altro. È la metafora perfetta della nostra società, dove tutto è veloce, istantaneo. Tanto che dopo pochi secondi qualsiasi cosa è già obsoleta, da buttare. Una rincorsa che ha contaminato anche la politica ed il giornalismo. Tutte bello, tutto in tempo reale, tutto esclusivo. Ma le medaglie hanno sempre due facce: quando una cosa deve essere veloce, spesso sono contenuti a farne le spese.

Quello che molti hanno fatto fatica a capire è che negli ultimi anni nel dibattito politico la divisione è netta, quasi inconciliabile. Da una parte c’è chi, per dare fiducia, chiede coerenza, una coerenza quasi ossessiva. Dall’altra parte c’è chi ha solo il desiderio che avvenga un colpo di mano, che si butti tutto per aria senza “se” e senza “ma”.

La coerenza che si chiede in modo particolare alle sinistre è impossibile da ottenere. Basta un errore o una contraddizione ed ecco che la fiducia crolla a picco. Mentre, dall’altra parte, l’incoerenza è quasi un vanto, come lo è il non rispetto dei diritti umani, delle donne, degli immigrati. L’unica cosa che viene chiesta è un ribaltone, che venga messo tutto sottosopra.

Prendiamo ad esempio le elezioni americane. Hillary Clinton tradisce perchè il metodo del sacrificio, dello studio, dell’impegno non rende come si sperava. Trump può definire il riscaldamento globale una bufala molto costosa o offendere un giornalista disabile senza prendere consenso. I nuovi politici populisti non sono più persone che portano avanti gli ideali, ma sono semplicemente raccoglitori di consensi nella sola speranza che avvenga un cambiamento radicale, senza tener conto delle conseguenze. I partiti tradizionali, vista la crisi che li attraversa, stanno cercando di recuperare i consensi perduti comportandosi alla medesima maniera. Basti pensare al nostro referendum costituzionale: bisognava votare “Sì”, solo così le cose sarebbe cambiate, mentre l’Italia sarebbe andata a rotoli con la vittoria del “No”. Ma nè l’una nè l’altra parte è mai veramente entrata nel merito della riforma.

Così non conta più l’autorevolezza. Esiste solo la presenza. Esserci anche se non si ha nulla da dire, pure col rischio di non avere contenuti. Qualche tempo fa la storia di una ragazza “stuprata da due nord africani” aveva infiammato il web, tra l’indignazione dell’uno e dell’altro politico. Poi però si è scoperto che la ragazza aveva inventato. Niente stupro, quindi. Ma i proclami su “invasioni”, “sicurezza” e “difesa sempre legittima” erano rimasti. Di certo non hanno chiesto scusa o fatto un’ammissione di colpa, nonostante si sia sfruttata una notizia falsa per avere un po’ di visibilità in più.

Altro esempio: la finta telefonata di Beppe Grillo a Vittorio Sgarbi, il quale, sapendo di mentire, ha riportato parole che nè il vero Grillo, nè quello di Crozza, hanno mai pronunciato. In un sistema coerente questa notizia sarebbe durate poche ore, per poi sparire delegittimando completamente il suo artefice. Invece per tre giorni questa è rimasta sulla pagina iniziale dei maggiori siti di informazione. E al lettore o telespettatore altro non sono arrivate date che falsità.

Insomma, ci sono sempre meno contenuti e sempre più rumore. Perché per i contenuti serve tempo e il tempo è nemico della vitalità. Tutto passa per la pancia, perché la testa è troppo lenta per le regole del mondo di oggi. Non importa ciò che dici o quello che fai, conta solo quello che arriva alla gente. Nessuno si ricorderà quello che hai detto o fatto, ci si ricorderà solo che tu c’eri. I contenuti stanno morendo, la complessità sta morendo e ciò che resta è vuoto e superficiale.

Studente alla facoltà di Economia dell'Università di Ferrara. Appassionato di politica, economia e sport.

Pubblicato il 18 maggio 2017

Fotografia di Marco Verch tratta da wikipedia.org con licenza CC BY 2.0

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