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Perché avreste dovuto crocifiggere Report anni fa ma non oggi

Per parlare di Report vanno fatte almeno due premesse. Primo: Report non è il Sacro Graal dell’informazione. Non lo è mai stato ieri, tantomeno lo è oggi. Due: se l’Italia è al 77esimo posto per libertà d’informazione al mondo, è perché, alla fine della fiera, una stampa libera sta un po’ sulle palle a tutti.

Report è un programma televisivo prodotto da uomini. In quanto programma, deve funzionare. Avere spettatori, piazzare pubblicità, suscitare interesse. Ed in quanto prodotto da uomini, è suscettibile di errori.

Non serve tuffarsi nei meandri di internet per scoprire quanti granchi abbia preso Report nel corso del tempo. Quello più celebre, che forse i più ricorderanno, è quello su Antonio Di Pietro, letteralmente crocifisso in mondovisione, salvo poi scoprire che molte delle tesi su cui si basava il programma erano, prove alla mano, semplicemente errate. Ma il caso di Di Pietro non è isolato e, tra sviste ed errori, Report non sempre ha svolto quel servizio casto e perfetto che molti vanno predicando.

Il problema principale della trasmissione sta, probabilmente, nel suo cuore. Report basa le sue inchieste su una premessa, da dimostrarsi ad ogni costo. Talvolta si ha quasi l’impressione che per il programma di Rai 3 non sia nemmeno importante capire se un qualcosa sia vero o falso, ma che semplicemente basti trovare il modo di crearci uno scandalo. Anche a costo di rielaborare interviste, tagliare interventi, ignorare fatti.

Il risultato è un miscuglio di alti e bassi. Grandi inchieste, portate avanti con coraggio, a fianco di servizi conditi di inesattezze, talvolta abbastanza grossolane da capovolgere la realtà. Questo metodo di fare giornalismo andava aspramente criticato già anni fa, quando Report era invece considerato la panacea di una stampa corrotta ed asservita. Citando Report, a tutti pareva di essere estimatori di un’informazione con la “i” maiuscola, ma, invero, si idolatrava un modo diverso per piazzarsi al 77esimo gradino nella classifica mondiale.

Le critiche di cui è ricoperto oggi Report, però, nauseano. Prima di tutto perché sono fuori tempo massimo. Secondo perché non sono appunti disinteressati ad una trasmissione dalle grandi potenzialità, ma sono gli strali di chi, toccato nel vivo da un’inchiesta e abbastanza potente da poter “punire” i giornalisti ficcanaso, vuole a tutti i costi incassare vendetta. Mi avete pestato i piedi con la questione Consip? Ora la pagate. Il Partito Democratico, nella sua crociata contro il programma di Rai 3, sta pienamente dimostrando la sua indole da censore violento, a tratti persino peggiore di quella che caratterizzava l’epoca d’oro berlusconiana.

Il metodo fa quasi tenerezza: prendere un servizio scottante e certamente non perfetto, come quello sui vaccini, e criticarlo allo sfinimento, facendo leva sul fatto che la maggior parte delle persone non ha nemmeno mai seguito la puntata. Chiunque si sia preso la briga di guardare i primi 10 minuti del pezzo sui vaccini avrà ben chiaro che mai Report ha sconsigliato le vaccinazioni, né direttamente né indirettamente. Il punto che voleva sollevare era un altro: l’affidabilità degli enti che si occupano della farmacovigilanza. E, tra le due cose, di acqua sotto i ponti ce ne passa parecchia.

Ma non nauseano certamente meno le urla di chi, invece, difende il programma a spada tratta, in nome del bene superiore della libertà. Movimento 5 Stelle in testa, che fino a non molto tempo fa produceva liste di prescrizione per i giornalisti e, qualche settimana fa, prendeva per i fondelli i cronisti evitando bellamente le domande con l’inganno. Veri paladini dell’informazione senza bavaglio, non c’è che dire. In ogni caso, idolatrare religiosamente Report non gli fa né meglio né peggio dei tentativi di censura.

Se veramente qualcuno volesse mettere mano a quella scandalosa posizione nella graduatoria sulla libertà di stampa, i discorsi e gli interventi sarebbero ben altri. A partire dall’inquadramento lavorativo di chi lavora dentro e “attorno” alle redazioni, spesso schiacciato da ricatti, economici e giuridici. I problemi del mondo dell’informazione italiana sono grandi e gravi. Continuare ad ignorarli, spostando l’attenzione verso questioni minori, dimostra chiaramente la volontà di mantenere lo status quo. Perché diciamocelo, una società con la possibilità di parlare liberamente spaventa tutti. Il PD. Ma anche il Movimento 5 Stelle.

Lavoro come fotoreporter e collaboro con alcuni quotidiani. Nel tempo libero, oltre alla fotografia, mi occupo di attualità, con particolare attenzione alla cronaca politica. Raccontare, prima che un mestiere, è una passione.

Pubblicato il 21 aprile 2017

Fotografia di Wikipegasus tratta da wikipedia.it con licenza "uso per critica o discussione"

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