Lo Scribacchino

I nostri articoli

Le nostre opinioni

Le nostre rubriche

Chi siamo

L'Opinione
La subdola esaltazione del gioco d’azzardo

C’è un tendenza abbastanza diffusa a considerare il gioco d’azzardo, specialmente quello patologico, una delle più grandi piaghe della società odierna. Politici, giornalisti, statisti, opinionisti, tutti assieme per dire che il mondo delle scommesse è pericoloso, che rovina le famiglie, distrugge delle vite. Salvo poi adorarlo, quando più conviene.

Siamo sinceri: chi di noi, almeno una volta ogni tanto, non legge sulle civette fuori dalle edicole altisonanti titoli su strepitosi vincite con un qualche gratta e vinci? «Gioca 10, vince 100mila». «Sbanca il Lotto, ora vive da milionario». «Colpo grosso in paese, vincita record a 5 zeri».

Lo stessa tendenza la si scorge anche tra le redazioni Rai. La stessa Rai alla quale, da qualche giorno, è vietata la trasmissione di spot legati al gioco d’azzardo. Eppure fino a qualche mese fa era cosa assolutamente normale inserire nei telegiornali notizie di vincite sensazionali, condite da interviste, sorrisi, parole altisonanti, sogni, speranze. Tutto meraviglioso. Servizi, tra l’altro, proposti e riproposti anche più volte in capo ad una giornata, pure entro le fasce orarie protette.

Secondo uno studio pubblicato sul sito del Ministero dell’Interno, «in Italia la stima dei giocatori d’azzardo problematici varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale». In particolare, continua lo studio, anche davanti a perdite ingenti «lo stimolo a giocare non diminuisce e persiste la convinzione irreale e patologica di poter risolvere ogni problema attraverso una fantomatica vincita panacea di tutti i mali». Un girone infernale che alla fine porta alla «consapevolezza della impossibilità di risolvere i problemi finanziari e la conseguente ricerca del “colpo grosso”».

È facile immaginare che effetto notizie ripetute a raffica di incredibili vincite possano generare nel lettore, tanto più se già messo in ginocchio da gratta e vinci e macchinette. Un’illusione venduta come diritto all’informazione, la malattia nascosta nelle medicine.

Conosciamo tutti perfettamente la posizione profondamente ipocrita dello Stato italiano sulla questione. Di facciata tenta di frenare le scommesse patologiche, creando spot e campagne che sensibilizzino sulla questione della ludopatia, finanziando anche l’apertura di veri e propri centri di cura. Dall’altra guadagna un pozzo di quattrini dalle concessioni sui giochi d’azzardo, chiudendo un occhio (a volte anche due) sulle pratiche scorrette dei concessionari (qualcuno si ricorda ancora i mega sconti sul denaro evaso, vero?).

Il risultato di un simile comportamento lo vediamo tutti: trovare dove giocare senza nessun limite e nessun controllo è sempre più facile. Anche in prossimità delle scuole, dei centri storici o comodamente online. Entrate in un bar, uno di quelli con qualche slot machine dietro l’angolo, e prendetevi il tempo per un caffè più lungo del solito. Guardatevi attorno: prima o poi qualcuno entrerà e si getterà a capofitto su quelle macchinette. Una monetina. Forse due. Poi dieci, venti, cinquanta.

Una stretta serie e convinta sul mercato della ludopatia non può passare solo attraverso buone parole e testi di legge complessivi. Intervenire sul problema significa attaccarlo nella sua piccola quotidianità, nel suo diffondersi attraverso i canali più insospettabili. Informazione di massa compresa. Civette che raccontano di incredibili arricchimenti e telegiornali che danno spazio a novelli ricconi grazie alle scommesse distruggono, nel giro di pochi minuti, mesi e mesi di lavoro contro l’azzardo patologico. Sono bombe ad orologeria messe nelle mani delle persone, spesso non in grado di difendersi da simili messaggi.

Non si sta parlando di etica o giustizia. Si sta parlando di semplice, pura coerenza.

Lavoro come fotoreporter e collaboro con alcuni quotidiani. Nel tempo libero, oltre alla fotografia, mi occupo di attualità, con particolare attenzione alla cronaca politica. Raccontare, prima che un mestiere, è una passione.

Pubblicato il 29 maggio 2017

Fotografia di Yamaguchi先生 tratta da wikipedia.it con licenza CC BY-SA 3.0

Potrebbe interessarti:

I giovani indottrinati da Forza Nuova
| di Gabriele Corà
Uniformativa dei carabinieri del Ros che ha rinviato a giudizio diversi esponenti di Forza Nuova, ha fatto emergere come il movimento punti molto sull’indottrinamento dei giovani e come venissero spinti a compiere anche gravi reati.
Anche nel 2017 i videogiochi insegneranno la violenza a milioni di ragazzi
| di Marco Baroncini
Un piccolo consiglio: giocate, almeno una volta, ad un videogioco. O almeno guardatene uno, seriamente e senza pregiudizi. I videogiochi possono anche non piacere, è lecito. Ma non per questo devono essere merce idiota confezionata per idioti.
La mafia c’è ma non la vogliamo vedere
| di Gabriele Corà
È in mezzo noi, quanto se non più di prima. Eppure facciamo di tutto per non vederla, per non parlarne. Il fenomeno mafioso, in Italia, viene ignorato. Un passo indietro rispetto alle lunghe lotte portate avanti nel corso dei decenni passati.
8 marzo, c’è ancora tanto da fare
| di Gabriele Corà
A circa un secolo dalle prime lotte femministe, il lavoro - politico e culturale - da fare è ancora tanto. Troppe le discriminazioni nei confronti delle donne, anche in occidente. Troppo poco note le storie di donne coraggiose che cambiano il mondo.
Quando la memoria non basta
| di Gabriele Corà
La giornata in memoria della Shoah dovrebbe farci riflettere prima di tutto sul presente. Siamo veramente diventati cos' migliori? Non basta un cambiamento in superficie per far morire certi orrori.
Treni, stazioni da incubo
| di Marco Baroncini
Spostarsi in treno è veramente un inferno? Secondo l'ultimo dossier di Legambiente la risposta è "sì". Tra mezzi vecchi, tagli ai servizi e aumenti delle tariffe, per i pendolari non ci sono buone notizie.

Chi siamo

Filippo Berto
Gabriele Corà
Marco Baroncini
Lo Scribacchino nasce come spazio di libera discussione e confronto su fatti e notizie che riguardano l'attualità nel suo senso più ampio e generale. Non siamo un giornale né un organo di informazione, scriviamo per passione. Tutti gli scritti e tutte le immagini presenti all'interno di questo sito, comprese le forme di impaginazione, appartengono a Lo Scribacchino o, dove indicato, ai legittimi proprietari. Qualsiasi utilizzo, anche parziale, senza l'esplicito consenso è vietato. Eventuali citazioni di testi o parti di testi devono esplicitamente essere riconducibili a Lo Scribacchino e al legittimo autore (dove indicato), nonché mantenere il senso e lo scopo generale del contesto da cui sono estrapolate. Per qualsiasi riferimento o informazione circa i nostri scopi e finalità è possibile visitare la sezione "Chi Siamo". Layout a cura di Marco Baroncini e Filippo Berto. Si ringrazia WordPress per gli strumenti messi a disposizione de Lo Scribacchino.
Condizioni d'Uso e Privacy