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Così stanno cancellando il 25 aprile

Per colpa di una miscela di stupidità e arroganza, stiamo riuscendo a realizzare quello che non era riuscito a Berlusconi: cancellare il 25 aprile.

È arrogante la pretesa di impedire la presenza delle bandiere della Brigata Ebraica, corpo militare inquadrato nell’esercito inglese. Certo, non avrà avuto lo stesso peso della Brigata Garibaldi, ma nel ’44, nel fronte contro i nazisti, c’era ed è doveroso ricordarselo. È sciocco farne occasione di scontro in un momento in cui dovrebbe spiccare la capacità della democrazia antifascista di far convivere differenze e contrasti senza trasformarli in violenza.

D’altro canto è arrogante anche la pretesa di impedire la presenza delle bandiere palestinesi, curde, e di altri popoli sotto occupazione militare. Il 25 aprile non è solo la commemorazione di eventi successi più di 75 anni fa, ma dovrebbe essere la riaffermazione dei valori di libertà, partecipazione democratica e civile convivenza nel mondo di oggi.

Antifascismo oggi significa lotta contro razzismi, discriminazioni, violenze e non c’è dubbio che queste, oggi, si presentino in Palestina, in Kurdistan, e magari in South Dakota. Pretendere di non parlarne significa ridurre il 25 aprile a una mesta e insignificante rievocazione di eventi ormai passati.

Non si faccia confusione ponendo in relazione la Brigata Ebraica e lo Stato di Israele. La comunità ebraica e le sue espressioni sono una componente italiana, non un’emulazione di Israele nel territorio italiano. Allo stesso tempo un legame, se non altro emozionale, con lo Stato ebraico esiste ed è normale sia così. Allora sarebbe bene che chi manifesta in nome dei palestinesi si assicurasse di non essere avvicinato da venature di antisemitismo, che dell’antifascismo è proprio il contrario. È giusto fare le dovute distinzioni all’interno della comunità ebraica perchè sono presenti gruppi di ebrei ortodossi che giustificano le colonie ebraiche nei territori palestinesi e altri come gli «Ebrei contro l’occupazione», da sempre impegnati per una soluzione democratica del conflitto israelo-palestinese. Sarebbe utile che chi manifesti sotto le bandiere bianco azzurre della Brigata Ebraica, si domandasse in che misura Israele oggi somiglia a ciò per cui lottavano i combattenti ebrei di allora.

È meschino e arrogante lo slogan per cui «l’Anpi non rappresenta i veri partigiani» e la trovata del Pd di tirarsi fuori. Non c’è dubbio che per ovvi motivi anagrafici l’Anpi, come le altre associazioni nate dalla Resistenza, stia attraversando una complicata fase di trasformazione. Ma la pretesa di delegittimarla perché i «veri» partigiani sarebbero altri, è sia arrogante (chi sono i veri partigiani non lo decide nessuno), sia vile perché non è altro che la piccola vendetta del Pd per la posizione presa dall’Anpi nel referendum del 4 dicembre (fa molto eco a questo slogan anche la Comunità ebraica romana, ma nemmeno quelli che innalzano le bandiere della Brigata Ebraica sono i combattenti del ’44).

Studente alla facoltà di Economia dell'Università di Ferrara. Appassionato di politica, economia e sport.

Pubblicato il 25 aprile 2017

Fotografia di Paolo tratta da wikipedia.it con licenza CC BY-SA 2.0

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