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Complimenti per la non costituzionalità

La politica non può essere gestita da sprovveduti, improvvisati, gente sbucata fuori da un blog a suon di click. Probabilmente è vero. Ma allo stesso tempo non può essere gestita da persone nemmeno capaci di produrre una legge elettorale costituzionale. Lo sottolineo: costituzionale. Non parlo della sua qualità, della sua perfezione, della sua originalità. Parlo della sua sola attinenza alla Costituzione.

Per la seconda volta di seguito una legge elettorale è stata smontata dalla Corte Costituzionale. Presa, svuotata, ricostruita. Prima il cosiddetto “Porcellum”. Ora il cosiddetto “Italicum”. Proprio quell’Italicum che, ci giuravano, sarebbe stato il meglio del meglio in Europa, copiato da molti, desiderato da tutti. Un piccolo Sacro Graal. Che però si è rivelato essere un falso incredibile.

Non si cada nell’errore di pensare che sia tutto causato da sviste o da semplice ignoranza. Guardiamo in faccia alla realtà: in Italia le leggi elettorali le produciamo con in mente un unico obbiettivo. Favorire qualcuno. Calcoli, proporzioni, soglie di sbarramento. Tutto funzionale ad uno schieramento, ad un partito, ad una persona. O due, al massimo tre.

L’Italicum ne è probabilmente l’esempio più evidente. Una legge elettorale scritta dal Governo grazie ad una sostanziale delega in bianco ricevuta dal Parlamento. Come a dire “fai tu, fai bene”. Costruiscitela come ti piace senza troppi impicci, che poi te la votiamo. E così è stato.

Pensata in modo da sfruttare l’enorme successo che Matteo Renzi vantava anche all’infuori del suo partito, l’Italicum doveva inchiodare il PD alla guida del Paese per almeno un altro lustro. Il ballottaggio, cuore del sistema, era lo strumento perfetto per due motivi: da una parte dava a Renzi la scusa buona per cercare consensi all’infuori del suo partito (che invero gli è sempre stato strettino), dall’altra cercava di catalizzare la diffusa diffidenza nei confronti del Movimento 5 Stelle, probabile avversario ad un eventuale secondo turno.

A riprova di ciò il fatto che, dopo il referendum costituzionale, quando è diventato chiaro che il fronte anti-Renzi rischiava di essere più forte di quello pro-Renzi, si è immediatamente iniziato a parlare della sua modifica. Di smussature, riscritture, correzioni. Il problema: ad un eventuale ballottaggio il risultato non era più così scontato. Servivano regole diverse per vincere. Serviva una nuova legge elettorale cucita su misura.

Non meraviglia che, trattando di tematiche così importanti in maniera così egoista, altro non si siano prodotte che storpiature e improbabili mostruosità. Ciò che piuttosto meraviglia (e non poco) è che gli autori di simili prelibatezze continuino a comportarsi come statisti di fama consolidata. Come se fosse tutto normale. Come se quell’incostituzionalità fosse addirittura gratificante. Qualcuno li avverta: il verdetto è una bocciatura, sia pure parziale, perché l’Italicum non è un lavoro fatto bene. Punto.

Ora la situazione è paradossale. Abbiamo due camere con due leggi elettorali differenti, con meccanismi diversi. Alcuni dicono che, complessivamente, queste siano in realtà “omogenee”, ovvero producano nei fatti un Parlamento eventualmente in grado di svolgere appieno le sue funzioni. Ma non manca chi sostiene l’esatto opposto. In una simile confusione istituzionale e politica è difficile fare previsioni solide. E pensare che questo inferno è nato da chi prometteva un’Italia più semplice e veloce. Non male.

Lavoro come fotoreporter e collaboro con alcuni quotidiani. Nel tempo libero, oltre alla fotografia, mi occupo di attualità, con particolare attenzione alla cronaca politica. Raccontare, prima che un mestiere, è una passione.

Pubblicato il 26 gennaio 2017

Fotografia di Sfs90 tratta da wikipedia.it con licenza CC BY-SA 3.0

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