Lo Scribacchino

I nostri articoli

Le nostre opinioni

Le nostre rubriche

Chi siamo

L'Opinione
Altro che democrazia diretta

Dovevano essere cittadini per i cittadini. Poi, contro quei cittadini, hanno finito per schiantarsi. Chi parla di canto del cigno per il Movimento 5 Stelle esagera sapendo di esagerare. Ma resta comunque una tendenza o, se vogliamo, un fenomeno: i pentastellati piacciono nelle aule parlamentari, ma molto meno tra i banchi dei consigli comunali.

L’ultima tornata di amministrative lo ha dimostrato in modo palese. E, salvo qualche importante eccezione, la tendenza generale è sempre stata questa. La conquista di comuni grossi, come Roma o Torino, fu comunque accompagnata da una lunga lista di sconfitte in comuni più piccoli, in molti dei quali i 5 Stelle nemmeno si presentarono.

In tanti si sono lanciati in analisi più o meno disinteressate sul perché una forza politica che si proclama così vicina ai cittadini, alla prova dei fatti, non riesca a fare breccia nelle elezioni tradizionalmente più vicine agli elettori. E tutte, qualcuna più, qualcuna meno, nascondono un pezzetto di verità. Sì, i 5 Stelle fanno fatica a costruire programmi concreti e credibili, o quantomeno non riescono a farli “penetrare” tra i propri concittadini. È indubbio che in tantissimi casi anche i candidati siano deboli, sconosciuti e inadatti, o che i militanti finiscano per dividersi e spaccarsi in nome di divergenze più o meno comprensibili. In linea generale, quindi, appaiono poco adatti al governo, disorganizzati e disomogenei, pagando a caro prezzo quella fluidità che dovrebbe invece essere il loro vanto.

Ma potrebbe esserci anche dell’altro.

Forse, dopotutto, il problema non sta solo nel Movimento e nella sua incapacità di darsi una forma. Forse il problema sta anche nel suo elettorato e nelle ragioni perché, alla fine della giornata, sceglie di mettere (o avrebbe intenzione di mettere) la croce sulle 5 stelle.

Piaccia o non piaccia, la più grande arma dei pentastellati è sempre stata ed ancora è l’intransigenza, la forza della decisione definitiva, il fare anche a costo di soffrire. Ma ciò che spesso viene frainteso è che tale intransigenza non è verso un regolamento o un sistema di valori, quanto nei confronti delle decisioni di una persona. Beppe Grillo. Lo abbiamo visto tutti come Grillo, schioccando le dita, sia in grado di cambiare candidati, spostare posizioni politiche, creare e sciogliere gerarchie. Il tutto senza troppe emorragie dal punto di vista delle intenzioni di voto captate dai sondaggi.

Gli elettori vogliono Beppe Grillo in prima linea o, va bene uguale, nelle retrovie, come un padre che regge proprio figlio per le anche, pronto ad intervenire qualora qualcosa vada storto. La fiducia è nei suoi confronti, prima che nel Movimento. Il consenso è nei suoi confronti, prima che nel Movimento. Senza i suoi comizi, senza le sue esagerazioni, senza il suo «chiasso» i 5 Stelle perdono voti. Non importa quanto siano bravi o meno bravi, preparati o meno preparati tutti gli altri. La vera domanda è: Beppe Grillo viene a parlare in piazza?

Qui non stiamo ragionando del fatto che sia giusto o sbagliato. Dopotutto la maggior parte dei partiti odierni funziona allo stesso modo. Il punto, semmai, è il paradosso per cui una forza politica che continua a definirsi un «non partito senza leader», alla prova dei fatti, faccia estremamente fatica a vivere senza la guida di una persona con nome e cognome ben precisi. Specialmente nei comuni e nelle regioni, proprio in quei territori dove la selezione della classe dirigente è più vicina a quella “democrazia diretta” tanto cara al popolo pentastellato.

Ed eccoci quindi all’amara verità: anche lo stesso concetto di democrazia diretta «piace ma anche no». Bella sulla carta, forte come principio, terribilmente noiosa e dispendiosa alla prova dei fatti.  Troppo il tempo che richiede, troppi i sacrifici, troppi i rischi nell’esporsi in prima persona. Meglio decidere solo su ciò che è concesso da chi di fiducia, nei termini definiti, con le modalità prescelte, dietro ad un computer al sicuro in casa propria. Altro che scendere in campo in prima persona: ampie fette dell’elettorato a 5 Stelle vogliono che siano gli altri a sporcarsi le mani. Legittimamente, sia chiaro. Ma, comunque, in teorica controtendenza ai principi di base del Movimento stesso, portandolo ad una debolezza genetica ovunque la mano di Grillo non arrivi ad accarezzare le menti degli elettori.

Lavoro come fotoreporter e collaboro con alcuni quotidiani. Nel tempo libero, oltre alla fotografia, mi occupo di attualità, con particolare attenzione alla cronaca politica. Raccontare, prima che un mestiere, è una passione.

Pubblicato il 14 giugno 2017

Fotografia di Revol Web tratta da flickr.com con licenza CC BY-SA 2.0

I risultati delle elezioni amministrative

Potrebbe interessarti:

Gli appalti oscuri del sistema di (non) accoglienza occidentale
| di Gabriele Corà
Quando sappiamo della crisi dei migranti? Mentre le storie di sbarchi ed arrivi infiammano l'opinione pubblica, in pochi conoscono i trucchi sporchi che gli stati occidentali utilizzano per bloccare la libera circolazione delle persone.
I giovani indottrinati da Forza Nuova
| di Gabriele Corà
Uniformativa dei carabinieri del Ros che ha rinviato a giudizio diversi esponenti di Forza Nuova, ha fatto emergere come il movimento punti molto sull’indottrinamento dei giovani e come venissero spinti a compiere anche gravi reati.
Manganelli e indipendenza, il messaggio che arriva dalla Catalogna
| di Gabriele Corà
L'indipendenza catalana è la metafora perfetta dei segno dei tempi, dove si cerca di nascondere i propri problemi dietro a una presunta identità nazionale.D'altro canto la linea dura del Governo spagnolo non fa altro che aiutare gli indipendentisti.
Alle radici del Front national
| di Gabriele Corà
L'estrema destra francese ha una storia del tutto unica, che la dividono da altri movimenti simili diffusi in Europa. Per capire le regioni del successo di Le Pen è necessario prima capire da dove il suo movimento nasce e trae linfa vitale.
Senza una maggioranza
| di Gabriele Corà
L'esito delle urne ha consegnato un vincitore senza maggioranza, ora gli scenari che si aprono sono diversi ma sarà difficile nei prossimi mesi dare stabilità al Regno Unito.
Siamo a un bivio
| di Gabriele Corà
Mentre la destra avanza, la sinistra rischia di rimanere indietro. Senza risposte per i grandi problemi del nostro presente, la società occidentale sta lentamente collassando su se stessa.

Chi siamo

Filippo Berto
Gabriele Corà
Marco Baroncini
Lo Scribacchino nasce come spazio di libera discussione e confronto su fatti e notizie che riguardano l'attualità nel suo senso più ampio e generale. Non siamo un giornale né un organo di informazione, scriviamo per passione. Tutti gli scritti e tutte le immagini presenti all'interno di questo sito, comprese le forme di impaginazione, appartengono a Lo Scribacchino o, dove indicato, ai legittimi proprietari. Qualsiasi utilizzo, anche parziale, senza l'esplicito consenso è vietato. Eventuali citazioni di testi o parti di testi devono esplicitamente essere riconducibili a Lo Scribacchino e al legittimo autore (dove indicato), nonché mantenere il senso e lo scopo generale del contesto da cui sono estrapolate. Per qualsiasi riferimento o informazione circa i nostri scopi e finalità è possibile visitare la sezione "Chi Siamo". Layout a cura di Marco Baroncini e Filippo Berto. Si ringrazia WordPress per gli strumenti messi a disposizione de Lo Scribacchino.
Condizioni d'Uso e Privacy