Lo Scribacchino

I nostri articoli

Le nostre opinioni

Le nostre rubriche

Chi siamo

Gli appalti oscuri del sistema di (non) accoglienza occidentale
| Di:

Nel 1951 gli stati membri delle Nazioni Unite approvarono una convenzione sui profughi dallo scopo era ben chiaro: garantire i diritti dei rifugiati della II Guerra Mondiale per evitare che subissero ulteriori ingiustizie. Con l’andare degli anni il significato del termine “profugo” si è allargato, venendo usato anche per definire le persone che fuggivano dall’Unione Sovietica e dall’Europa orientale. Ma, almeno allora, non le persone che fuggivano dalle guerre coloniali africane e del sudest asiatico. Solo più tardi, nel 1967 ,un protocollo ha infine cancellato i legami storici e geografici che legavano il termine “profugo”.

Secondo questa logica, chiunque sia costretto a fuggire dalla propria casa è un profugo. Si stima che al mondo ci siano circa 66 milioni di persone in questa situazione. La maggior parte di queste vive ancora nel proprio paese d’origine. Solo 22,5 milioni sono registrate come rifugiati. Nel 2016 solo 189mila hanno potuto stabilirsi in altri paesi. Il resto di essi è rimasto nei campi o ai margini del sistema di protezione internazionale.

I paesi più ricchi, spesso vecchi stati coloniali, hanno sviluppato un sistema per mascherare la crisi dei migranti. Al posto di offrire soluzioni, questi si limitano a costruire campi lontano dai loro confini, appaltando il problema ad altri stati disposti, per soldi, ad ostacolare la libera circolazione delle persone. Alcuni di questi casi sono noti, finiti più volte nel dibattito pubblico e mediatico. Altri, invece, sono semi sconosciuti. Ecco alcuni dei casi principali sparsi per tutto il mondo.

Manus Island
Dal 2013 l’Australia trasferisce i suoi richiedenti asilo su di un isola nel nord della Papua Nuova Guinea, Manus Island. Qui i migranti vengono detenuti in campi con altissimi tassi di depressione e sindrome da stress post traumatico, come riportato dalle Nazioni Unite. Da un rapporto stilato da Human Rights Watch nel 2017 emerge che nei campi la tortura è pratica quotidiana. Quando il governo neozelandese si è offerto di ospitare i migranti rinchiusi in questi campi, l’Australia ha rifiutato l’offerta sostenendo che in questo modo i migranti sarebbero potuti entrare comunque nel territorio australiano.

Peñas Blancas e Paso Canoas
In Costa Rica i migranti vengono ospitati in campi improvvisati e in un centro della Croce Rossa. Come riportato dall’Organizzazione Internazionale per le Immigrazioni, le condizioni di vita in questi campi sono terribili. Queste persone, che sono detenute in Costa Rica, vorrebbero arrivare negli Stati Uniti, ma vengono bloccati alla frontiera con il Nicaragua. Viene spontaneo chiedersi per qualche motivo il Nicaragua non permetta ai migranti di passare per il proprio territorio nonostante questi siano solo di passaggio. L’ambasciatore statunitense residente a Managua Laura Dogu ha affermato che “ogni paese controlla le sue frontiere, come facciamo anche noi negli Stati Uniti. Il Nicaragua ha il diritto di farlo, e noi sosteniamo il suo governo. È una decisione politica”. Sono parole ben chiare. Gli Stati Uniti appoggiano e incoraggiano il Nicaragua a blindare i propri confini ai migranti. Per il USA è molto più semplice ed efficace lasciare il “lavoro sporco” allo stato sudamericano, il quale agisce come una sorta di agente di polizia di frontiera che “costruire il muro” con il confine con il Messico.

Sahel
L’iniziativa G5 Sahel della Francia coinvolge cinque paesi africani (Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger). Si tratta, molto semplicemente, di un progetto per bloccare i migranti che cercano di arrivare in Europa. Sempre nel tentativo di fermare questo flusso migratorio, l’Italia ha stretto accordi con Tripoli per fermare i barconi in partenza dalla Libia diretti verso il bel paese. I migranti che vengono intercettati dalla guardia costiera libica vengono portati in centri di detenzione in cui le condizioni di vita sono terribili. Particolare scalpore ha suscitato l’inchiesta della Cnn in cui vengono mostrati alcuni migranti venduti all’asta come schiavi.

Turchia
Tra il 2015 e 2017 le persone in fuga dalla guerra civile siriana che volevano arrivare in Europa attraversavano (per lo più a piedi) la così detta “rotta balcanica”. Alcuni paesi dell’Europa orientale hanno cominciato a costruire muri ai confini ed hanno iniziato a rifiutarsi di lasciar passare i migranti sul loro territorio.
L’Ungheria e la Slovacchia hanno addirittura portato in tribunale l’Unione Europea accusandola di non aver permesso la chiusura delle frontiere. I paesi lungo questa rotta che parte dalla Turchia e arriva fino alla Germania hanno assunto posizioni sempre più dure nei confronti dei migranti. Ma anche gli altri paesi più centrali non hanno accolto con guizzi di gioia queste persone in fuga. La repressione francese nel campo di Calais ha inviato un chiaro messaggio: nel vecchio continente i migranti non sono ben accetti. L’Europa ha firmato un accordo con la Turchia in base al quale Ankara deve occuparsi a fermare i profughi evitando che arrivino in Europa. In cambio l’UE ha promesso tre miliardi di euro.

La strategia generale è chiara: pagare un paese del perimetro occidentale affinché blocchino i profughi e i migranti all’interno del proprio territorio. In sostanza l’Europa, gli Stati Uniti e l’Australia hanno traslato i propri confini, allontanandoli dal loro territorio per effettuare il terribile blocco dei migranti lontano dai mezzi d’informazione e dall’opinione pubblica. In sostanza la crisi dei migranti viene appaltata, in modo da compiere le crudeli politiche anti immigrazione e al contempo apparire innocenti mentre gli altri paesi, in cambio di denaro, fanno il lavoro sporco.

Pubblicato il 14 febbraio 2018

Fotografia di Irish Defence Forces tratta da wikipedia.com con licenza CC BY 2.0

Potrebbe interessarti:

Gli appalti oscuri del sistema di (non) accoglienza occidentale
| di Gabriele Corà
Quando sappiamo della crisi dei migranti? Mentre le storie di sbarchi ed arrivi infiammano l'opinione pubblica, in pochi conoscono i trucchi sporchi che gli stati occidentali utilizzano per bloccare la libera circolazione delle persone.
I giovani indottrinati da Forza Nuova
| di Gabriele Corà
Uniformativa dei carabinieri del Ros che ha rinviato a giudizio diversi esponenti di Forza Nuova, ha fatto emergere come il movimento punti molto sull’indottrinamento dei giovani e come venissero spinti a compiere anche gravi reati.
Il lungo inverno mediorientale
| di Gabriele Corà
Una ricostruzione che sarà difficile, se non impossibile. In medio oriente eserciti e giochi di forza continuano, quando se non più di prima, anche dopo la caduta dell'Isis. E le premesse, al momento, non paiono delle migliori.
Manganelli e indipendenza, il messaggio che arriva dalla Catalogna
| di Gabriele Corà
L'indipendenza catalana è la metafora perfetta dei segno dei tempi, dove si cerca di nascondere i propri problemi dietro a una presunta identità nazionale.D'altro canto la linea dura del Governo spagnolo non fa altro che aiutare gli indipendentisti.
Alle radici del Front national
| di Gabriele Corà
L'estrema destra francese ha una storia del tutto unica, che la dividono da altri movimenti simili diffusi in Europa. Per capire le regioni del successo di Le Pen è necessario prima capire da dove il suo movimento nasce e trae linfa vitale.
Senza una maggioranza
| di Gabriele Corà
L'esito delle urne ha consegnato un vincitore senza maggioranza, ora gli scenari che si aprono sono diversi ma sarà difficile nei prossimi mesi dare stabilità al Regno Unito.

Chi siamo

Filippo Berto
Gabriele Corà
Marco Baroncini
Lo Scribacchino nasce come spazio di libera discussione e confronto su fatti e notizie che riguardano l'attualità nel suo senso più ampio e generale. Non siamo un giornale né un organo di informazione, scriviamo per passione. Tutti gli scritti e tutte le immagini presenti all'interno di questo sito, comprese le forme di impaginazione, appartengono a Lo Scribacchino o, dove indicato, ai legittimi proprietari. Qualsiasi utilizzo, anche parziale, senza l'esplicito consenso è vietato. Eventuali citazioni di testi o parti di testi devono esplicitamente essere riconducibili a Lo Scribacchino e al legittimo autore (dove indicato), nonché mantenere il senso e lo scopo generale del contesto da cui sono estrapolate. Per qualsiasi riferimento o informazione circa i nostri scopi e finalità è possibile visitare la sezione "Chi Siamo". Layout a cura di Marco Baroncini e Filippo Berto. Si ringrazia WordPress per gli strumenti messi a disposizione de Lo Scribacchino.
Condizioni d'Uso e Privacy