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Senza una maggioranza
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Theresa May ha chiamato alle urne gli elettori inglesi con l’intento di rafforzare la proprio maggioranza e avere maggior forza nelle trattative della Brexit. Le elezioni però hanno dato un risultato ben diverso da quello che lei sperava, ha solo un lieve vantaggio sui Labur ed è senza una maggioranza che le consenta i governare.
La campagna elettorale è stata difficile e piena di sorprese. Tutto doveva incentrarsi sulla Brexit, sul come dare l’addio all’Europa. E poi è successo di tutto. Due attacchi terroristici pochi giorni prima delle elezioni, i quali hanno messo un paese intero difronte alle paure del terrorismo.

May ha rifiutato i dibattiti televisivi. A ogni intervista e nelle apparizioni pubbliche è apparsa incerta e capace solo di ripetere a memoria, senza essere troppo convincente, gli slogan del manifesto conservatore. Non è mai stata chiara e spesso contraddittoria, per esempio sulla “dementia tax” e sulla questione delle imposte, la premier si è trovata a fare rapida marcia indietro, aumentando ancora di più impressione della confusione del partito conservatore.

Alle difficoltà dei conservatori, si è contrapposto un messaggio laburista chiaro e capace di farsi sentire da tutta l’opzione pubblica, soprattutto dai più giovani. Jeremy Corbyn il candidato più di sinistra dei Labour, non è particolarmente amato dai suoi compagni di partito (che più volte hanno cercato di cacciarlo). Ma è apparso efficace e convincente, ha fissato la campagna elettorale attorno al rifiuto dell’austerity, il ritorno a politiche di investimento in educazione, nella sanità, la nazionalizzazione delle ferrovie e del sistema idrico, l’aumento delle tasse delle grandi corpotations e per chi guadagna 80mila sterline l’anno.

Questo messaggio di giustizia sociale, di speranza per il futuro ha messo in difficoltà i conservatori e fatto sparire dalle mappe elettorali lo Ukip. Molti nuovi elettori sono giovani e in molti hanno scelto il messaggio di uguaglianza e redistribuzione di Corbyn. È la dimostrazione che quando i partiti di sinistra parlano ancora come tali e portano avanti le battaglie giuste hanno ancora un forte seguito popolare.

Ora che succederà? È difficile da prevedere. Si avrà un “hung parliament” cioè un parlamento bloccato. I conservatori avranno l’onere di formare un governo, ma non potrà essere di coalizione. I Tories potrebbero formare un governo di minoranza, ma volta per volta, emendamento per emendamento, dovrebbero cercare l’appoggio di altre forze politiche in parlamento. Un’altra possibilità potrebbe essere un’alleanza tra Corbyn e lo Scottish Natioanl Party, ma di certo non può essere una soluzione definitiva e sarebbe destinata a una vita difficile.

Al momento non sembrano esserci possibilità per il Regno Unito che all’apertura dei negoziati sulla Brexit ci sia un governo forte e stabile. Un periodo di incertezza è inevitabile. Lo stesso Nigel Farage, uno degli artefici della Brexit ha ventilato la possibilità di un secondo referendum.

Pubblicato il 9 giugno 2017

Fotografia di Garry Knight tratta da wikipedia.en con licenza CC BY 2.0

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