Lo Scribacchino

I nostri articoli

Le nostre opinioni

Le nostre rubriche

Chi siamo

La mafia c’è ma non la vogliamo vedere
| Di:

Negli anni ‘80 la mafia non esisteva. Parlarne significava essere avidi approfittatori, millantatori, allarmisti pronti a banchettare sulla diffamazione. Poi arrivarono le lotte, mediatiche e politiche, spesso sporcate da sangue e vite spezzate, che, sforzo dopo sforzo, hanno cambiato il registro. Con timidezza, ma di mafia si poteva parlare. Un progresso.

Oggi, però, si torna indietro. La mafia non si può nominare. E non solo per volontà di cosa nostra. È anche la politica, la nostra politica, che non vuole sentir pronunciare certe parole. Fa male al consenso dover ammettere che la criminalità organizzata c’è ed esiste, che non è stata vinta nessuna guerra, che purtroppo la mafia gravita sempre più spesso attorno alle istituzioni, agli uomini di partito, agli amministratori pubblici, agli imprenditori.

Capire fino a dove sia arrivata la mafia non è facile. Prima la mafia era  povertà, degrado e violenza. Oggi lo è solo in parte. L’altra parte, quella che ancora si fatica a vedere, o si fa finta di non vedere, è quella degli appalti truccati, delle speculazioni, dell’imprenditoria corrotta. Pensare che la mafia esista solamente dove volano bossoli e coltelli è semplicistico e pericoloso.

Attenzione però a non credere che la mafia non si veda perché invisibile, impercettibile, incorporea. Semplicemente abbiamo smesso di cercarla, in quanto convinti di averla trovata e fermata. Così non reagiamo. Se viene ucciso un innocente arrivano telecamere, seguite da vane promesse di maggiori controlli. Poi interi quartieri di Napoli restano off-limits per la Polizia.

La mafia non c’è solo in Italia. Albania, Francia, Inghilterra, Spagna, tutte hanno sul proprio territorio organizzazioni criminali strutturate. Che non vengono ugualmente raccontate. Per definirle si usano parole meno dure, che abbiano un impatto mediatico minore. “A sparare sono gang”, “vendetta privata”, “follia omicida”.

In Italia, però, possiamo fregiarci di uno dei sistemi antimafia più efficaci e funzionanti. Un fatto che raramente viene ricordato, quasi a volerne nascondere l’esistenza così che, di riflesso, venga nascosto anche il problema mafioso. Questo è un errore grave.

Non illudiamoci: se la parola “mafia” è tornata ad essere impronunciabile non è per un maldestro tentativo di difendere l’immagine dell’Italia. La politica fa la voce grossa con i delinquenti di piccolo calibro, i panchinari della criminalità. Per il piccolo spacciatore si evoca le peggiori pene dell’inferno, mentre con i titolari fissi non si spende una parola. Forti con i deboli e deboli con i forti. Allora è giusto chiamare le cose con il proprio nome: omertà.

Pubblicato il 12 aprile 2017

Fotografia di Kiwiev tratta da wikipedia.it con licenza CC0

Potrebbe interessarti:

I giovani indottrinati da Forza Nuova
| di Gabriele Corà
Uniformativa dei carabinieri del Ros che ha rinviato a giudizio diversi esponenti di Forza Nuova, ha fatto emergere come il movimento punti molto sull’indottrinamento dei giovani e come venissero spinti a compiere anche gravi reati.
Anche nel 2017 i videogiochi insegneranno la violenza a milioni di ragazzi
| di Marco Baroncini
Un piccolo consiglio: giocate, almeno una volta, ad un videogioco. O almeno guardatene uno, seriamente e senza pregiudizi. I videogiochi possono anche non piacere, è lecito. Ma non per questo devono essere merce idiota confezionata per idioti.
La mafia c’è ma non la vogliamo vedere
| di Gabriele Corà
È in mezzo noi, quanto se non più di prima. Eppure facciamo di tutto per non vederla, per non parlarne. Il fenomeno mafioso, in Italia, viene ignorato. Un passo indietro rispetto alle lunghe lotte portate avanti nel corso dei decenni passati.
8 marzo, c’è ancora tanto da fare
| di Gabriele Corà
A circa un secolo dalle prime lotte femministe, il lavoro - politico e culturale - da fare è ancora tanto. Troppe le discriminazioni nei confronti delle donne, anche in occidente. Troppo poco note le storie di donne coraggiose che cambiano il mondo.
Quando la memoria non basta
| di Gabriele Corà
La giornata in memoria della Shoah dovrebbe farci riflettere prima di tutto sul presente. Siamo veramente diventati cos' migliori? Non basta un cambiamento in superficie per far morire certi orrori.
Treni, stazioni da incubo
| di Marco Baroncini
Spostarsi in treno è veramente un inferno? Secondo l'ultimo dossier di Legambiente la risposta è "sì". Tra mezzi vecchi, tagli ai servizi e aumenti delle tariffe, per i pendolari non ci sono buone notizie.

Chi siamo

Filippo Berto
Gabriele Corà
Marco Baroncini
Lo Scribacchino nasce come spazio di libera discussione e confronto su fatti e notizie che riguardano l'attualità nel suo senso più ampio e generale. Non siamo un giornale né un organo di informazione, scriviamo per passione. Tutti gli scritti e tutte le immagini presenti all'interno di questo sito, comprese le forme di impaginazione, appartengono a Lo Scribacchino o, dove indicato, ai legittimi proprietari. Qualsiasi utilizzo, anche parziale, senza l'esplicito consenso è vietato. Eventuali citazioni di testi o parti di testi devono esplicitamente essere riconducibili a Lo Scribacchino e al legittimo autore (dove indicato), nonché mantenere il senso e lo scopo generale del contesto da cui sono estrapolate. Per qualsiasi riferimento o informazione circa i nostri scopi e finalità è possibile visitare la sezione "Chi Siamo". Layout a cura di Marco Baroncini e Filippo Berto. Si ringrazia WordPress per gli strumenti messi a disposizione de Lo Scribacchino.
Condizioni d'Uso e Privacy