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Nazionalismo e xenofobia. Sono i punti di contatto che accomunano tutti i partiti di destra non moderata che, negli ultimi anni, stanno scalando sondaggi e governi in tutto l’occidente. Da Marine Le Pen a Matteo Salvini. Da Nigel Farange a Donald Trump. Specialmente quest’ultimo è l’esempio più forte della cultura xenofoba che va dilagando. Trump non solo ha costruito una campagna elettorale intera contro l’immigrazione e sulla superiorità del suo popolo, ma l’ha pure vinta.

American style – Il peso e la forma delle sue politiche ora li abbiamo tutti sotto gli occhi. Il “Muslim Ban” rischia di essere solo la prima di una lunga serie di misure discriminatorie e ingiustificabili. E se la tendenza dovesse restare questa, potremmo trovarle presto anche fuori dall’America (dove, peraltro, alcuni già si sono portati avanti, erigendo muri e barriere ai propri confini).

Da destra a sinistra – Questo fenomeno di crescente violenza e discriminazione pare non trovare argine. Nemmeno nei governi di centro-sinistra. Persino questi, infatti, cercano di fare proprie alcune battaglia delle destre razziste, per raccattare qualche voto, per tentare di tirare a campare nonostante la grave emorragia di voti. Tutto ciò, ovviamente, agli occhi dell’opinione pubblica non fa altro che rafforzare e giustificare le teorie delle destre estreme. Che ne giovano non poco.

Il nodo immigrazione – Sempre più si diffonde l’idea che gli immigrati siano una sorta di morbo che colpisce la nostra società. Una società capitalistica invero già in ginocchio per ben altre ragioni, prime fra tutte le disastrose politiche riassumibili nel pensiero neo-liberista. Ma l’attenzione tutta puntata sui disperati in fuga permette di distogliere l’attenzione dai veri problemi. Danneggiandoci due volte. Prima mortificando sempre più il tenore di vita. Poi ingannandoci sui veri responsabili del peggioramento delle nostre condizioni.

Le vittime – A rimetterci i ceti più deboli, stretti dalla necessità di campare e per questo più portati ad abbracciare certe visioni estreme. Il tutto aggravato da una classe politica attuale inerme o capace solamente di scaricare il problema su altri, mentre i poveri ed i disperati in arrivo cercano di lavorare come possono, anche accettando sfruttamento e schiavitù. Peggiorando così ancora di più la percezione del fenomeno dell’immigrazione.

Soluzioni – In simili condizioni politiche si intravedono all’orizzonte solo due soluzioni per il futuro. La prima (e più probabile) è che nazionalismo e false paure abbiano la meglio, dando vita a società più chiuse e autoreferenziali, possibilmente più violente e bellicose. La seconda è invece la lotta controcorrente, il fiero scontro democratico per una trasformazione in chiave aperta della società. Ma in questo secondo caso occorre organizzazione e consapevolezza. Ci piaccia o meno, l’ondata migratoria odierna è molto più importante, nei numeri e nelle dimensioni, di quelle dei secoli precedenti. Non basta dichiararsi aperti al mondo: occorre mettere sul tavolo piani e progetti, idee e strumenti. Sbarchi ed arrivi non potranno essere fermati o regolamentati con facilità. E questi, volenti o nolenti, andranno a modificare profondamente i nostri equilibri demografici, politici, economici e culturali.

La scelta è nostra – Aprire o chiudere le proprie porta è scegliere tra il passato ed il futuro. Ritornare all’isolazionismo o abbracciare il mondo. È un vero e proprio banco di prova per le nostre democrazie e per il nostro sistema di valori fondamentali. L’universalità dei diritti di cui ci fregiamo passa anche attraverso questa scelta. O li si riconoscono a tutti, oppure sono destinati a soccombere. Per gli immigrati prima. Possibilmente per i popoli occidentali poi. Pensiamoci bene.

Pubblicato il 20 febbraio 2017

Fotografia di Gage Skidmore tratta da wikipedia.it con licenza CC BY-SA 3.0

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