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Tensioni con la Russia? È colpa nostra
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In un contesto internazionale sempre più complicato e caotico, le tensioni tra Russia ed America sono tornate a crescere. Tra minacce, provocazioni e piccole rappresaglie, l’impressione che molti hanno è di trovarsi nel mezzo di una nuova Guerra Fredda. Noi occidentali, tradizionalmente alleati degli americani, siamo ben a conoscenza delle ragioni che, almeno formalmente, ci spingono verso la contrapposizione. Ciò che invece spesso ignoriamo sono le ragioni dei russi, dei nostri “avversari”. Nel tentativo di dare un quadro della situazione quanto più ampio possibile, cercheremo ora di ripercorrere alcuni momenti cruciali della storia recente dal loro punto di vista, offrendo una lettura diversa da quella a cui siamo abituati.

La NATO – La NATO è un patto militare nato nel pieno della Guerra Fredda in chiave anti-sovietica. Caduta l’URSS, la NATO è rimasta pienamente in attività, aggiungendo tra l’altro alle proprie fila stati precedentemente sotto il controllo o comunque l’influenza della Russia. Per noi in tutto ciò non si pone nessun problema: stati liberi ed indipendenti hanno semplicemente deciso come discorsi all’interno dello scacchiere internazionale. Ma c’è anche un’altra lettura. Noi italiani sappiamo benissimo che far parte della NATO significa avere uno o più presidi di militari americani sul proprio territorio, fissi ed armati. Tradotto, la Russia si è trovata dall’oggi al domani più o meno circondata da piccoli manipoli di soldati e mezzi americani, schierati a pochi chilometri di distanza dai propri confini. Non è quindi difficile capire come mai, proprio all’indomani della fine della Guerra Fredda, i russi si siano sentiti minacciati dall’allargamento dell’alleanza NATO. Diciamocelo: armi e cannoni non fanno mai dormire sonni tranquilli a nessuno, specialmente se a puntarli contro è “l’ex nemico” di una guerra appena conclusa.

Missili ed accordi – Durante la Guerra Fredda Russia e America firmarono un patto che imponeva ai due stati il divieto di installare sul proprio territorio sistemi anti-missilistici. In questo modo, qualora una nazione avesse voluto sferrare un attacco, avrebbe dovuto calcolare il rischio di rimanere completamente vulnerabile ad eventuali azioni di risposta. Abbastanza, se non per garantire la pace, quantomeno per ridurre la possibilità di utilizzo della forza militare. Tale patto arrivò alla sua scadenza naturale sotto il governo del presidente americano George W. Bush. Bush si dichiarò non intenzionato a riconfermare il patto, poiché non lo riteneva utile a difendere il proprio Paese da eventuali attacchi di stati “canaglia” mediorientali. È da notare come le basi anti-missilistiche americane circondino la Russia, non l’Iran o l’Iraq. Facile quindi capire come mai, dal punto di vista russo, non si sia trattato di un legittimo atto difensivo, ma di una pericolosa posizione offensiva.

Il nodo di Crimea – Quando nel 2014 la Russia si appropriò militarmente della Crimea, in Ucraina, la maggior parte degli stati occidentali, americani in testa, si stracciano le vesti per l’impietosa prepotenza russa. Ancora oggi, pur dopo un referendum attraverso il quale il popolo della Crimea ha chiesto ufficialmente l’annessione alla Russia, Europa e America si rifiutano di riconoscere il passaggio. L’Ucraina, specialmente la parte orientale, si è sempre tradizionalmente sentita più russa che europea. Nel 2014 l’allora presidente filo-russo ucraino Yanukovic era in trattativa con per un rafforzamento dei rapporti con l’UE o addirittura per un possibile ingresso. Le complicate e non facili mediazioni portarono alla firma di un accordo con gli stati europei che prevedeva l’impegno da parte di Yanukovic di indire nuove elezioni. La notte dopo la firma dell’accordo Yanukovic fu però destituito con un colpo di stato. I russi considerarono tale azione eterodiretta dagli americani, intenzionati a danneggiare la Russia spingendo per una chiusura violenta dei rapporti con l’Ucraina, territorio importante per il passaggio di gasdotti russi. Considerando la Crimea fondamentale da un punto di vista strategico, la Russia decise quindi di intervenire, ben sapendo che avrebbe effettivamente trovato un forte sostegno da parte della popolazione locale.

In Siria
– Siria, argomento di grande attualità. Il Paese è sostanzialmente spaccato in due. Da una parte c’è Assad, dittatore accusato dall’occidente di aver compiuto veri e propri massacri di civili ed alleato di ferro della Russia. Dall’altra ci sono non meglio identificati gruppi di ribelli, supportati dall’occidente. Per i russi l’alleanza con la Siria di Assad è fondamentale: questa è l’unico sbocco sul mare Mediterraneo di cui l’esercito russo può servirsi. Agli occhi della Russia l’aiuto occidentale ai ribelli siriani non è mosso dal disgusto o dal disprezzo per Assad (dopotutto l’America è alleata di Erdogan, discutibilmente di poco migliore di Assad), ma dalla volontà di far saltare l’asse russo-siriano. Correndo, tra l’altro, rischi enormi: non sapendo chi effettivamente siano questi ribelli, il pericolo è che, destituito Assad, il paese cada in preda al caos e al sangue più di quanto non lo sia oggi. E non è un caso se alcune fasce della popolazione, pur non amando Assad, lo considerino comunque meglio di quello che potrebbe nascere in seguito ad una vittoria dei ribelli.

Buoni o cattivi? – È chiaro: non è tutto qui. La situazione politica ed economica internazionale è ben più complessa e difficilmente può essere riassunta passando attraverso un paio di avvenimenti. Ma il punto è un altro: siamo abituati a dividere gli schieramenti tra buoni e cattivi, tra nemici ed alleati, senza però interrogarci sul perché chi “avversario” agisca e pensi in maniera opposta alla nostra. Vedere il mondo con occhi diversi, stranianti per certi versi, aiuta ad aumentare tale consapevolezza. Cosa farne, poi, di questa consapevolezza è tutt’altro discorso. Una sola cosa appare certa: gli eroi ed i mostri esistono solo nelle favole e nella propaganda. Forse, mettendo ogni tanto in discussione anche noi stessi, certi conflitti diplomatici o militari si potrebbero facilmente evitare. Riflettiamoci. Siamo per la pace, o no?

Pubblicato il 2 gennaio 2017

Fotografia di Kremlin.ru tratta da wikipedia.it con licenza CC BY 4.0

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