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Treni, stazioni da incubo
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Non si sa quando si parte. E non si sa quando si arriva. Unica certezza: il biglietto costa, pure salato. Altro anno orribile per il trasporto pubblico italiano, specialmente per quanto riguarda quello ferroviario regionale. Non serve essere pendolari con decenni di rotaie sulle spalle per rendersi conto che, seppur con notevoli differenze, muoversi su vagone è un piccolo incubo. E non si tratta solamente di ritardi e sovraffollamenti. A pesare è anche la sicurezza, il costo e la capillarità del servizio.

Dati alla mano – Se lamentarsi è facile, affrontare la realtà delle cose è decisamente più complesso. Nello stillare la classifica dei 10 peggiori collegamenti ferroviari italiani, Legambiente ha colto l’occasione per mettere sul piatto un po’ di numeri e cifre. Niente esperienze personali o leggende da littorina: qui parliamo di freddi, gelidi e poco rassicuranti dati. Iniziamo dal portafogli: quanto ci costa un biglietto? Chi in carrozza ci sale da parecchio tempo sa che anno dopo anno l’esborso economico è salito, pure sensibilmente. Se non siete piemontesi o liguri c’è almeno una piccola buona notizia: poteva andarvi peggio. Dal 2010 ad oggi in Piemonte le tariffe sono aumentate di circa il 47 percento, mentre in Liguria di circa il 41. Un trend simile si è comunque registrato anche in tutte le altre Regioni, con prezzi in salita dal 9% in su. Unici a non aver visto ritocchi Marche, Basilicata, Trentino Alto Adige e Valle D’Aosta.

Costi su, servizi giù – Non è solo un problema di vil denaro. È anche un problema di offerta. Dal 2010 ad oggi i tagli ai servizi sono stati importanti, talvolta persino drastici. Eccezion fatta per Veneto, Lazio, Molise, Lombardia, la provincia di Bolzano e Valle d’Aosta, in tutto il resto d’Italia la situazione è peggiorata. Vere e proprie maglie nere vanno alla Basilicata (-18,9%) e alla Calabria (-26,4%). Ma sono tanti altri i casi in cui le percentuali di calo arrivano comunque a segnare una doppia cifra. A guardare il quadro generale non c’è da rimanerne contenti. Proprio per nulla. Se vi sembra tutto più caro ma comunque meno funzionale, la vostra potrebbe non essere solo un’impressione.

Età e sicurezza – Se qualcuno sperava notizie quantomeno rassicuranti sul fronte della sicurezza e della modernità dei mezzi, purtroppo resterà più che deluso. Se è pur vero che il dossier di Legambiente sottolinea situazioni profondamente diverse di Regione in Regione, resta comunque il fatto che, complessivamente parlando, l’età media dei treni italiani è di circa 17 anni. Come se non bastasse, il 69% di quelli circolanti ha già spento le 15 candeline pur restando pienamente in servizio. Le situazioni peggiori si registrano in Umbria e Molise, dove la percentuale di treni con più di tre lustri sulle spalle è rispettivamente del 78% e del 77% circa. A tal proposito va considerato che l’età non intacca solamente la sicurezza dei treni, comunque legata anche allo stato (non sempre ottimale) delle tratte, ma pure l’affidabilità e la velocità dei mezzi. Insomma, tanto più la vecchiaia sopraggiunge, tanto più cresce il rischio di ritardi, guasti, problemi e disservizi.

Investimenti e soluzioni – Il quadro tracciato da Legambiente è tutto fuorché esaltante. Le situazioni critiche sono molteplici, gli interventi tanti e costosi. Con un’aggravante: mentre nel resto d’Europa i governi spendono ed investono nei binari, in Italia tutto resta praticamente immobile, salvo qualche intervento regionale finanziato quando possibile. Ci manca una visione, ci manca un piano, ci manca una strategia. Possiamo girarla come vogliamo: siamo ancora una volta il fanalino di coda. E all’orizzonte, al posto dei necessari investimenti, ci sono solamente ulteriori tagli. Fiumi di soldi si spendono solamente per l’alta velocità, che tuttavia non è assolutamente un’alternativa valida alle disastrose tratte regionali. Né in termini economici, né in termini di servizio. Volendola romanzare un po’, la nostra situazione è questa: abbiamo un ristorante di prima classe, con camerieri bravissimi e velocissimi. Peccato che in cucina non ci siano i fornelli. E che il conto sia pure salato.

Pubblicato il 22 dicembre 2016

Fotografia di Federico Cantoni tratta da Wikipedia.it con licenza CC BY-SA 2.5

Lo studio di Legambiente: le 10 peggiore tratte in Italia

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